Costruire senso quando il caos è dentro e fuori – Inventare formazione con adolescenti distanti. Parte 3

Quando qualcosa di improvviso fa saltare le certezze della quotidianità i vissuti emotivi possono destabilizzare, diviene difficile orientarsi e interpretare il mondo: si perde il senso. In questi giorni lo stiamo vivendo un po’ tutti. Il caos si moltiplica, le emozioni a volte sono difficili da reggere. Il compito della scuola (e di qualunque contesto di formazione…) oggi forse deve essere quello di sostenere i ragazzi nello sviluppare la capacità di vivere questo momento, di costruire nuovo senso, di trasformare il vissuto in esperienza, in apprendimenti inediti. Una necessità tanto più urgente per quei ragazzi in condizione di maggiore vulnerabilità e disagio, che ciò che sta accadendo ha amplificato.

Un periodo fecondo per imparare: evidenziare i temi di apprendimento

La situazione attuale, nella sua tragicità, è indubbiamente una grande risorsa di apprendimenti. In quanto formatori è importante provare a focalizzare quali sono i principali temi di apprendimento potenziali in modo da sostenere i ragazzi nel costruire il proprio percorso di ricerca.

I temi di apprendimento sono domande aperte, problemi che aprono scenari di ricerca autentici, di cui il formatore non è depositario della risposta. Eccone alcuni che in equipe abbiamo evidenziato:

  • Come ci si relaziona con la fragilità dell’uomo, la sua impermanenza, la morte?
  • Cos’è la scienza? Qual’è il suo metodo? Quali sono i suoi limiti?
  • Quale rapporto tra l’uomo e l’ecosistema?
  • Come si abita la solitudine? Cos’è la solitudine?
  • Come resistere in situazioni di limitazione della libertà?
  • Quale rapporto tra libertà e sicurezza?
  • Quale rapporto tra scienza e politica?
  • Come relazionarsi con la paura, l’ansia, e tutte le emozioni che a volte ci sovrastano?
  • Quale rapporto tra comunità e individualismo?

L’elenco potrebbe andare avanti a lungo, i temi di apprendimento sono potenzialmente infiniti, ognuno ha i propri, quelli che per sé sono prioritari, urgenti, o che semplicemente lo coinvolgono maggiormente. Fondamentale da parte del formatore è cercare di dare la possibilità ad ogni ragazzo di approfondire i propri, ponendosi in ascolto, ampliando e personalizzando il numero degli stimoli, e le proposte di attivazione.

Quali attivazioni per il lavoro a distanza

Una volta esplicitati i temi di apprendimento il nostro compito è individuare attivazioni, testi, pratiche che siano da stimolo per supportare il percorso di approfondimento. Le consegne possono focalizzarsi sulla produzione scritta, multimediale, sul disegno; il materiale testuale può essere narrazione scritta, pittorico, storico, poetico, musicale, filmico, giornalistico o altro.

Se nella necessità di esserci con i ragazzi, sottolineata nell’articolo precedente, era fondamentale che ci ponessimo con loro prima come esseri umani che come professionisti, in questo tipo di lavoro le nostre specifiche competenze professionali e disciplinari tornano fondamentali. Se siamo insegnanti di matematica, di scienze, educatori, poeti, attori, sociologi, il contributo che possiamo dare è diverso, e tutti sono preziosi.

La sfida particolare in questo momento è formulare proposte che possano funzionare a distanza, senza bisogno di lunghe spiegazioni, coinvolgenti a sufficienza per essere svolti a casa senza perdere l’attenzione, in famiglie in cui talvolta l’adulto non è nelle condizioni di essere da supporto. Non vuol dire avanzare proposte banali, ma invece va intesa come un’occasione anche su questo fonte per ricercare l’essenziale, sostenere generatività senza le complessità di cui talvolta sono cariche le nostre attività.

Strumenti per rielaborare e gestire vissuti emotivi destabilizzanti

Abbiamo scelto di focalizzare le prime consegne su attività di rielaborazione del vissuto emotivo e della nuova quotidianità, provando ad indagare le domande quali “Come relazionarsi con la paura, l’ansia e tutte le emozioni che a volte ci sovrastano?”, “Come si accoglie e ci si relaziona con la fragilità dell’uomo?”, “Come si abita la solitudine?”. Ci sembrava il fronte più urgente: i ragazzi sono stati forzati a casa da un giorno all’altro, con la propria famiglia, non sempre luogo sereno, e con le proprie inquietudini e timori: la paura di aver perso un altro anno, la fatica della co-abitazione forzata, la distanza dagli amici, la tensione per quello che sta succedendo fuori.

  • il diario

La prima proposta è stata di provare a cimentarsi in alcune pagine di diario. Ho inviato loro alcuni brani estratti dal diario di Anna Frank (con il rischio di risultare un po’ troppo “classico” e scontato), chiedendo loro di leggerli, di sottolineare i passaggi che risuonavano di più in loro e poi di provare a scrivere un proprio diario, raccontando almeno due giornate della loro settimana da “reclusi”. E’ stato inaspettato ricevere pagine e pagine di racconti, riflessioni mai banali sulla loro vita a casa, racconti-sfogo di sofferenze e fatiche ma anche testimonianze di piccole gioie fatti che li avevano stupiti positivamente. La cosa più importante che è successa è che, a giudicare dalla quantità del materiale prodotto, hanno provato benessere nello scrivere, scoperto il valore di questa pratica, soprattutto in momenti di emergenza.
Inoltre leggere i testi dei ragazzi è stato un primo modo anche per noi di avvicinarci ai loro vissuti, ricominciare a “risuonare” con loro.

  • la poesia

La seconda proposta è stata invece in ambito poetico. Abbiamo dato ai ragazzi una consegna molto semplice: scrivere 10 versi che iniziavano con “Paura di…” e altri 10 con “Credo in…”, alla maniera di due poesie che avevamo inviato loro (“Paura” di Carver e “Ciò in cui credo” di Ballard). In tempi di destabilizzazione, dare nome ai timori (e alle angosce) e rievocare i propri riferimenti saldi forse è importante.(conto di pubblicare a breve un articolo in cui approfondirò, per chi è interessato, i dettagli di questa attività).
Abbiamo ricevuto materiale da quasi tutti i ragazzi, e i contenuti erano molto intensi. Per valorizzarli – come restituzione “a distanza” – ho estratto un verso da ogni poesia ricevuta e li ho “mixati” insieme creando un nuovo testo che poi ho letto durante la registrazione di una puntata di Radio Anno Unico.

Costruire apprendimento critico sulla situazione attuale

Oltre ad aiutare i ragazzi nella rielaborazione dei vissuti personali, è importante dare un senso anche a quello che sta succedendo “fuori”, facilitare una riflessione critica rispetto alla situazione che la società sta affrontando in tutta la sua complessità, nei suoi aspetti: sociali, etici, economici, politici, scientifici.

Ogni giorno ognuno di noi è raggiunto da centinaia di stimoli informativi riguardanti la situazione della pandemia, ma che spesso si riducono a fatti di cronaca frammentati o peggio semplicemente a numeri, in una sorta di trasformazione della realtà in un gioco, un grande videogame in cui vinceremo quando arriveremo a “zero contagiati”. Tutto questo genera facilmente ansia e tensioni e poca consapevolezza nella lettura del presente.

Per questa ragione abbiamo deciso di selezionare e inviare ai ragazzi alcuni articoli riguardanti la situazione attuale, attenti che avessero queste due caratteristiche:

affrontino temi a cui i ragazzi in qualche modo siano già sensibili

– non si limitino alla mera cronaca ma propongano una riflessione più ampia, un tentativo di dare una lettura di senso.

Fino al momento in cui scrivo abbiamo trattato il tema della condizione delle categorie sociali più vulnerabili in un contesto di distanziamento sociale e il tema del controllo sociale. L’aumento di controlli e la limitazione della libertà personale è uno degli argomenti più sensibili per alcuni dei ragazzi, in particolare quelli che hanno già vissuto situazioni di tensione con le forze dell’ordine o procedimenti giudiziari.

Un approccio esperienziale e critico

In una prospettiva di apprendimento critico ed esperienziale (Freire 1971, Reggio, 2010) si è chiesto ai ragazzi di evidenziare quali problematiche i testi facevano emergere in loro, quali risonanze e quali punti di disaccordo. Si è proposto di cambiare il punto di vista rispetto a quello abituale mettendosi nei panni di persone altre da sé, di immaginarsi ipotesi di azione o cambiamenti per il futuro.

Il valore di mettersi in gioco noi per primi: quando anche il formatore si sperimenta nelle consegne date ai ragazzi.

Un impegno che mi sono preso durante questo periodo è di svolgere le consegne che diamo ai ragazzi. Se c’è da scrivere una poesia la scrivo anch’io, faccio mente locale per immaginare la mia pagina di diario, mi prendo del tempo per riflettere sugli argomenti che poniamo loro e formulo le mie domande rimaste ancora aperte. Questo materiale lo leggo o lo racconto nel podcast, o negli incontri in videochat.

Se da una parte una pratica di questo tipo ha realmente un’utilità anche per il formatore, per il proprio personale percorso di costruzione di senso, da un’altra è carico di messaggi importanti per i ragazzi: che la ricerca è un’esperienza che anche noi adulti stiamo portando avanti, con le nostre risorse, con le nostre vulnerabilità; che non proponiamo attività al fine di valutarli o occupargli il tempo ma riteniamo che abbiano davvero un valore.

prosegui qui, vai alla quarta puntata

6 pensieri riguardo “Costruire senso quando il caos è dentro e fuori – Inventare formazione con adolescenti distanti. Parte 3”

  1. Ciao Ennio,
    ho perso i primi scritti e vorrei recuperarli,come faccio?
    Ora lavoro nella giustizia riparativa e faccio interventi di prevenzione e promozione benessere nelle scuole medie.
    Penso ai ragazzi con cui lavoro,non tutti hanno pc a disposizione e una stanza in cui stare,questo però forse è già stato detto…
    Bruna

  2. Buongiorno,
    casualmente mi sono imbattuta nella prima parte e non ho potuto poi fermarmi… così sono passata a leggere anche la seconda e la terza.
    Sono una maestra, quindi scuola Primaria, da due anni in pensione ma non sono riuscita ancora a staccare definitivamente dal mondo della scuola…soprattutto in questo periodo…in cui seguo tutta la fatica e l’impegno che i docenti mettono nel reinventarsi modalità di insegnamento e di contatto a distanza con i loro alunni per non spezzare quel filo con fatica magari costruito. Mi ha fatto commuovere vedere un riferimento al Pedagogista Paulo Freire. Grazie per questa lettura così interessante e complimenti per la modalità di lavoro.

    1. fa molto piacere leggere commenti come il tuo, è bello essere in tanti a immaginare e lavorare per una scuola diversa, anche se attraverso esperienze che paiono lontane. alla prossima!

  3. Mi fate sentire meno sola …e pur tuttavia ancora in piena rivoluzione digitale e con tutti i limiti e le povertà , non tutti hanno strumenti di ultima generazione e infrastruttura , rete scadente in piccoli paesi , pur raggiunti da banda larga e fibra …restano docenti droni di sapere ( da pag a pag e sterili esercizi e dispersione camuffata dietro una passiva partecipazione ) oggi il docente diventa un designer di ispirazione e deve sostenere i ragazzi a disegnare , futuro. Anch’io ho usato per dire scriviamo il diario , il classico Anna Frank . Mentre il mio diario schizofrenico , l’ho cominciato , pensando a Silvio Pellico. Grazie , sento di stare sul giusto sentiero. Rosaria Scaraia docente di psicologia IIS Morra di Matera

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *