Educare con la poesia ai tempi del coronavirus

Questa è una delle attività a distanza proposte ai nostri adolescenti durante il periodo di quarantena, in cui si sentiva forte l’urgenza di rielaborare i vissuti emotivi di una situazione così particolare (qui ma anche qui racconto il dispositivo che abbiamo creato per la formazione a distanza con ragazzi in dispersione scolastica)

Abbiamo inviato ai ragazzi il testo di due poesie: “Paura” di Raymon Carver e “Ciò in cui credo” di James Ballard (in una versione ridotta). Quest’ultima l’avevo scoperta da adolescente su Decoder e mi aveva subito catturato: credo che contenga tutti gli elementi che possono far innamorare un adolescente della poesia: trasgressiva, visionaria, con parole “armate” e fragili insieme.

Credo
nel potere che ha l’immaginazione di plasmare il mondo, di liberare la verità dentro
di noi, di cacciare la notte, di trascendere la morte, di incantare le autostrade, di propiziarci gli uccelli, di assicurarsi la fiducia dei folli.
Credo nelle mie ossessioni,
nella bellezza degli scontri d’auto, nella pace delle foreste sommerse, negli orgasmi delle spiagge deserte, nell’eleganza dei cimiteri di
automobili, nel mistero dei parcheggi multipiano, nella poesia degli hotel abbandonati. 

(…)
Qui il testo completo

“Paura” di Carver l’ho scoperta invece più di recente, e mi ha colpito per la semplicità con cui affronta temi molto forti e molto vicini ai vissuti dei ragazzi; ogni volta che la si propone in aula apre a mille risonanze e riflessioni:

Paura di vedere la macchina della polizia fermarsi davanti casa.
Paura di addormentarsi la notte.
Paura di non addormentarsi.
Paura del ritorno del passato.
Paura del presente che fugge.
Paura del telefono che squilla nel cuore della notte.
Paura delle tempeste elettriche.
Paura della signora delle pulizie con un neo sul viso!
Paura dei cani che mi hanno detto che non mordono.
Paura dell’ansia!
(…)

Qui il testo completo

L’attività

Come riscaldamento abbiamo chiesto ai ragazzi di immergersi nelle poesie scegliendo due versi che risuonavano in modo particolare in loro raccontando il perchè.

In seguito la sfida lanciata è stata quella di scrivere anche loro due poesie di 10 versi ciascuna, strutturate esattamente come quelle che di Carver e Ballard. Nella prima ogni verso doveva cominciare con “paura di…”, nella seconda “credo in….”

— sulla poesia come strumento educativo leggi anche una notte in biblioteca

In periodi di destabilizzazione, dare nome alle proprie paure e ricordarsi i propri riferimenti saldi può avere un grande valore.

Ci ha stupito il fatto di aver ricevuto testi da quasi tutti i ragazzi, anche da quelli che si sono sempre dichiarati meno interessati o reticenti all’attività poetica (potrai averne degli assaggi nel testo al termine dell’articolo)

La forza dell’anafora e di proporre esempi evocativi

Un lavoro di questo genere ha due punti di forza importanti che ne facilitano la riuscita:
l’utilizzo della figura retorica dell’anafora (la ripetizione di una o più parole all’inizio di ogni verso), una modalità di scrittura immediata, che facilita l’attivazione e l’indagine non superficiale di sè (è importante richiedere la scrittura di un numero di versi non troppo basso, in modo da incoraggiare una ricerca introspettiva che superi il “copione stereotipato”).
La possibilità di partire da due testi fortemente evocativi come esempio. Attraverso la lettura delle poesie che gli avevamo inviato i ragazzi hanno colto immediatamente che avremmo accettato i loro contenuti senza censure, e che potevano far convivere nei propri componimenti contenuti più e leggeri e altri più profondi.

Una restituzione all’altezza del lavoro svolto

Era fondamentale una restituzione ai ragazzi, dato anche il valore delle loro produzioni; la condizione di formazione a distanza richiedeva però un’idea speciale.
Dopo un pò di riflessione ho deciso di estrarre un verso dalla poesia di ogni ragazzo e di “mixarli” insieme creando un nuovo testo da inviare loro (un lavoro di cut up poetico molto hip-hop, ispiratomi da Saul Williams, il mio artista di poetry slam preferito).
E’ stato particolare anche il modo in cui è stato recapitato il testo: l’ho letto su una base di Lil Peep, registrato e inviato come podcast, nella cornice di “Radio Anno Unico”, attivata come strumento di comunicazione “notturno” proprio per il tempo di quarantena.

Realizzare questo testo non è stato immediato, ci ho messo parecchio tempo ma ci tenevo che il risultato “suonasse” e che potesse restituire loro tutta la bellezza di cui i ragazzi erano stati capaci,  una bellezza che ha anche un potere di cura.

Il risultato

Si narra che nel gruppo di what’s app dei ragazzi sia girato un messaggio che diceva qualcosa tipo “oh! ascoltate l’audio che ci hanno mandato.. alla fine siamo dei cazzoni ma quando ci mettiamo siamo straprofondi…” . 
Non poteva esserci soddisfazione maggiore.

Qui potete ascoltare il podcast inviato ai ragazzi in cui leggo il testo:

La puntata di Radio Anno Unico in cui leggo ai ragazzi il cut-up dei loro versi

E qui il testo:

Paura che il tempo sia troppo veloce
paura che il tempo si blocchi
paura del futuro – paura della morte
paura delle ambulanze a sirene spiegate
paura di emozioni troppo forti
paura dell’amore – del coraggio – della mia ansia
di non essere all’altezza – di non essere abbastanza
paura che mi privino dei miei diritti
paura di essere usata
paura del caos – della libertà eccessiva
paura – anzi voglia – di anarchia
paura delle conseguenze
paura di dover sopravvivere sempre
paura di non addormentarmi
paura dei ragni
paura di vedere i miei nonni, i miei genitori, i miei fratelli e i miei parenti morire
paura di fingere – di fallire
paura di essere rinchiusi – paura di uscire
paura di volare per paura di cadere
paura di rimanere soli
paura che la polizia sta volta si fermi proprio da me
paura della paura
paura di una casa senza famiglia
paura di un nemico senza volto e spietato
paura per il mio pianeta ormai affaticato.

Credo nel divertimento tra amici
nei pensieri d’amore che ti cambiano l’umore
nelle lunghe riflessioni fatte per farti sentire in colpa,
credo negli interminabili sospiri con la testa sotto il cuscino.
Credo alla distanza di due anime – Credo nelle anime vaganti – nella mia anima vagante
credo a chi ne ha passate tante – a chi si è sempre rialzato
credo anche a chi non ce l’ha fatta
credo nelle seconde possibilità, anche se poi sbagli… e basta.
credo nel non farcela – che niente sia mai abbastanza – credo nell’ansia
credo nelle vittorie insanguinate di coraggio costante, nelle spiacevoli ricadute nonostante l’ esperienza, nella furbizia che ti sei creata perché altrimenti ti avrebbero schiacciata.
credo all’ amore di due corpi – che il destino non esista, che il futuro va creato
credo nel mio gatto, che ritorni! perchè mi manca tanto
credo nelle sconfitte – nell’essere fragili
credo che la vita abbia riservato qualcosa per ognuno noi
credo nella parole, quelle vere
credo che tutto andrà bene
credo che sia importante avere – qualcosa in cui credere
credo in cose che è meglio lasciar perdere
credo nelle promesse, anche se non ne hanno mai mantenuta una
credo in me stesso
credo che oggi nessuno sappia veramente stare solo
credo nei miei fratelli anche se a volte rompono
credo che sto impazzendo
credo nella natura che si sta riprendendo il suo spazio nel mondo.
credo nel rifugio della propria ombra
credo nella pace dopo la tempesta, nella segretezza della disperazione,
nel buio più cupo di un cielo senza stelle.
credo nelle lacrime che sussurrano rassegnazione, nei pianti che ammazzano la voce,
nella disperazione – più forte di un temporale.
credo nella complicatezza dell’amore
credo che bisogna lottare per avere quello che si vuole

Un commento su “Educare con la poesia ai tempi del coronavirus”

  1. Va beh, suona banale, ma al secondo verso mi sono già commossa e poi giù giù fino all’ultimo di straripante bellezza.
    grazie
    marta

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