metodologia

Negli anno ho sviluppato un approccio formativo che mi piace chiamare Jam Esperienziale (o X-Jam, se volete un nome cool che piaccia ai ragazzi) .

In realtà non ho inventato niente, ho solo provato a dare una forma personale e il più possibile organica agli approcci metodologici che ho approfondito e sperimentato durante la mia formazione e diversi anni di lavoro con i colleghi di Metodi, in particolare l’apprendimento esperienziale (Reggio, Boud – Cohen – Walker, 1993), i metodi d’azione di J.L. Moreno e la pedagogia critica di Paulo Freire.

Si tratta di un approccio al lavoro formativo in cui l’apprendimento è inteso come costruzione individuale e sociale, in cui – con approccio critico e problematizzante – si incontrano la dimensione narrativa, immaginativa, corporea e tecnologica, dei media e del gioco, con un’attenzione particolare all’arte e alle culture urbane contemporanee.

Ambizioso? Sicuramente.  Resta comunque un gioco, un spazio di incontro e contaminazione (una jam appunto), popolato da tutti i maestri e compagni di viaggio con cui sono cresciuto e che mi hanno arricchito.

In questa pagina mi piacerebbe proporre, costruendolo nei tempi che ci vorranno, una sorta di lessico di questo approccio, in cui spiegare brevemente gli elementi di questo “mix”, la loro origine, il loro valore.

Pedagogia hip-hop assume come riferimenti principali i contributi teorici e metodologici di:

Afrika Bambaataa, Bruno Munari, Rammellzee, John Dewey, KRS One, Jeff Chang, Jacob Levi Moreno, Guy Debord, Phase2, Johan Huizinga, Chuck D, Tricia Rose, Peter Lamborn Wilson a.k.a. Hakim Bey, Paulo Freire, Puer Ludens, Mutoid Waste Company, Gianni Rodari, Richard Stallman, Banksy, James Hillman, Paul D. Miller a.k.a. DJ Spooky, Margaret Killjoy, William Burroughs, Mario Buchbinder, Piergiorgio Reggio e tutta Metodi, Saul Williams, Enrico Euli, Gaston Bachelard,  Ray Bradbury, Ippolita, Franco Berardi Bifo, Livia Chandra Candiani, Philippe Petit, Gilles Deleuze, i ragazzi dell’Anno Unico, i drop out, i neet, i geek, gli hackers e di tutti i “bad kids” di quest’epoca incerta ed inquieta